22 Maggio 2010 - In MTB nel Parco delle Foreste Casentinesi

I preparativi:
Il via “ufficioso” è stato dato mercoledì, quando i siti meteo hanno cominciato a mettere l’iconcina col sole sulla Toscana; subito sono partiti i preparativi con la definizione del gruppo dei partecipanti, l’organizzazione del viaggio, i contatti con l’Ostello per il dopo escursione, la messa a punto delle bici. Sabato mattina alle 7,30 a Monteroni eravamo tutti pronti ed entusiasti di iniziare l’avventura: io, Andrea1, Antonio, Andrea2 e Michelle, Carmela.
L’escursione:
Da qui un breve single-track ci introduce nel cuore della Foresta in direzione del Monte Penna, segnalato come notevole punto panoramico;
A malincuore, con le emozioni appena vissute ancora impresse negli occhi e nel cuore, ritorniamo sui nostri passi in direzione del Rifugio Fangacci; il percorso da fare è infatti ancora lungo.
Dal Rifugio la strada sale ancora sterrata ed in lieve salita con belle visuali che si aprono ogni tanto, finchè non si incrocia il sentiero che percorre il tratto sommitale appenninico, limite del confine toscano-romagnolo.
In corrispondenza di una sbarra prendiamo a destra il bel sentiero degli “Acuti”, che nella prima parte corre trasversale al pendio con numerosi saliscendi; in prossimità del limite orientale della Riserva Naturale Integrale di Sassofratino, un’area che dal 1959 è completamente vietata all’accesso umano per preservarne la sua integrità, una secca svolta a destra preannuncia l'inizio della discesa verso la Lama.
Alla Lama, un incantevole pianoro a 700 mt di altezza circondato dai monti ed attraversato da mille rivoli d’acqua, ci attende una meritata sosta per rifocillarsi e ripartire “belli carichi” per la seconda parte del percorso. A tavola è stato molto apprezzato (forse perché s’aveva anche parecchia fame…) il budino di riso di Luciano, un dolce da “sportivi”, ricco di calorie ma al contempo molto digeribile, di cui come promesso ai miei compagni di viaggio vi lascio la ricetta.
Dopo la sosta si riparte per la seconda parte del percorso, che ripercorre nei quasi 20 km di lunghezza il tracciato di una vecchia ferrovia utilizzata nei primi anni del 1900 per trasportare il legname (un po’ come quella che a Murlo trasportava il carbone)dalla Lama fino al Passo dei Mandrioli.
Si tratta di una pista forestale che sale gradatamente, con pendenze modestissime, immersa in bellissimi boschi multicolori: alle quote più basse carpini, frassini e aceri, frammisti ogni tanto ad abetine secolari, mentre alle quote più alte predomina il faggio; lungo il percorso si incontrano inoltre i caratteristici nidi (detti “acervi”) della formica rufa.
Prima di arrivare a Cancellino, stazione a monte della vecchia ferrovia, in prossimità del Passo dei Lupatti si attraversa un bellissimo bosco di faggi. Poi 3 km di discesa su asfalto ci riportano all’Ostello Carbonile di Badia Prataglia, dove ci attende un invitante pranzo-merenda a base di prodotti locali.
The End:
Clicca qui per il reportage fotografico!
Alla prossima!
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