martedì 5 luglio 2011

Il sella ronda 2011


Anche quest’anno il Sella Ronda Bike Day non ha tradito le aspettative!
Dopo la felice esperienza del 2010 avevamo rimesso in calendario questa gita, allungando la permanenza a 3 giorni proprio per godere un giorno in più delle magnifiche escursioni che si possono fare su queste bellissime strade dolomitiche.
Il gruppo quest’anno era un po’ più ridotto (7 persone) e per questo avevamo deciso di andare con le nostre auto (il pulmino non era conveniente). Partiti giovedì 30 giugno alle 18, poco dopo la mezzanotte siamo arrivati al nostro Albergo, l’Hotel Sport a Colfosco: ottima sistemazione, con camere belle grandi e pulite e tutti i comfort necessari (deposito bici, buon ristorante, vista panoramica sul massiccio del Sella e sul Sassongher).
Venerdì 1 luglio. Ci alziamo con un bellissimo sole, che contribuisce subito a riscaldare la fresca aria mattutina (in nottata si era arrivati a 3 gradi…) . Ultimi ritocchi alla bici e partenza alle 10,00, in programma un bel giro di 90 km con la mitica salita della Marmolada da Malga Ciapela come punto saliente della tappa. Si scende a Corvara e si affronta il Passo Campolongo, che risulterà essere il più gettonato in questi 3 giorni (lo affronteremo complessivamente 4 volte, di cui 3 dal versante di Arabba); breve discesa su Arabba dopodichè si prosegue prima in falsopiano e poi in discesa fino a Pieve di Livinallongo, dove ci aspettano le prime rampe della salita del Fedaia.
Proprio all’inizio però con una bellissima deviazione andiamo a pedalare negli affascinanti Serrai di Sottoguda, uno strettissimo canyon dove la strada larga poco più di 3 mt scorre tra pareti verticali di roccia, in uno scenario mozzafiato. La salita qui è pedalabile, ma appena il canyon si allarga la strada si inerpica decisa con le prime micidiali rampe al 14%; si rientra nella strada principale a Malga Ciapela e qui comincia il bello: un interminabile rettilineo di 3-4 km fino alla Capanna Bill, con pendenze costanti del 13% e nemmeno una curva a spezzare la fatica! Il gruppetto si fraziona un po’, alla Capanna Bill dove termina il primo rettilineo ci aspettano alcuni tornanti ma solo il primo consente di rifiatare; sui tornanti successivi la pendenza ritorna impietosamente a salire, ancora percentuali assassine a doppia cifra che sfiorano il 15%.

La forte pendenza e la mancanza di tratti per recuperare rendono questa salita veramente difficile, però alla fine tutti arriveremo in cima e per ciascuno di noi la scalata rappresenterà una piccola conquista da mettere tra le imprese “epiche” del proprio curriculum ciclistico.
Superato il passo ci attendono 2 km riposanti lungo il lago Fedaia, proprio sotto il ghiacciaio della Marmolada, un bellissimo scenario che ci ripaga ampiamente della fatica fatta; in corrispondenza dello sbarramento della diga inizia la discesa verso Canazei, lunga e divertente. Poco prima di Canazei ci fermiamo per un piccolo ristoro presso una baita. Ristoro meritato, anche perché ci attende il Passo Pordoi, che affrontiamo dal versante di Canazei; sono circa 12 km di salita, con pendenze tra il 6-8% per arrivare ai 2250 mt di quota, non dura ma molto lunga, dove le energie vanno comunque dosate per non restare a secco. Dal Passo un’altrettanto lunga discesa, con infiniti tornanti, ci riporta ad Arabba dove ci attende la consueta ascesa al Passo Campolongo. E’ l’ultima salita della giornata, poco più di 4km per superare circa 300 mt di dislivello, ma le difficoltà del giorno cominciano a farsi sentire sulle gambe e si rivelerà più ostica del previsto.
Chiudiamo il giro con questi dati:

Km percorsi: 89,65
dislivello: 2.564 mt
tempo: 5h 20m
media: 16 km/h

Sabato 3 luglio: L’incognita principale era legata al fatto di capire quanto le fatiche del giorno prima avevano inciso sulle nostre gambe, ma al tavolo della colazione tutti eravamo pimpanti e quindi via col giro duro: altri 90 km, con Valparola, Giau, Colle di Santa Lucia e Campolongo. Si parte in leggera discesa fino a La Villa, dove la strada inizia a risalire gradualmente verso San Cassiano per poi, in corrispondenza dell’Armentarola, scalare il Passo Valparola.

Salita molto bella, con un primo tratto che si insinua nei boschi che si estendono sotto le vette del Fanes ed un’ultima parte, dai 2000 mt di quota in su, che con numerosi tornanti attraversa un paesaggio altrettanto bello, più brullo, tra macigni e spettacolari vedute sulle vallate e sulle vette che circondano il Passo di Valparola. Si scolletta a 2150 mt, dopodichè con una breve discesa di 1 km si arriva al Passo Falzarego dove si svolta a sinistra sulla velocissima discesa verso Cortina; ci fermeremo però prima (a Pocol) in corrispondenza del bivio per il Passo Giau, per affrontare un’altra delle salite che hanno fatto la storia del Giro d’Italia. Quest’anno lo affrontiamo dal lato meno duro, che comunque si presenta impegnativo dovendo arrivare ad oltre 2250 mt di quota.

La salita è varia, i primi km alternno tratti di falsopiano con alcuni strappetti più duri, poi a metà si fa più costante, con pendenze mediamente importanti (10-11%) e con alcuni strappi al 13/14% veramente impegnativi. La parte finale è dura ma anche questa salita viene conquistata alla grande! Arrivati in vetta ci aspetta una meritata sosta in baita per ricaricare le energie, con strudel e the' caldo; foto di rito e poi ci buttiamo a capofitto nella bellissima discesa che porta a Selva di Cadore: una serie infinita di tornanti dove si piega come avessimo le moto, in 10 minuti siamo a valle!
Si svolta a destra e si percorre la strada che in falsopiano si dirige verso Arabba, superando la breve asperità del Colle di Santa Lucia. Ad Arabba ancora a destra, per l'ennesima ascesa al Passo di Campolongo dalla cui vetta pochi km ci separano dal punto di arrivo a Colfosco.

Km percorsi: 86,72
dislivello: 2.444 mt
tempo: 4h 47m
media: 16 km/h

Domenica 4 luglio. E’ il giorno del Sella Ronda: nei comunicati diramati successivamente dall’organizzazione sono stati calcolati circa 18.000 partecipanti per questa giornata all’insegna dell’ecologia, dove lungo le strade normalmente trafficate da auto, moto e pullman questa volta non si respirano i gas di scarico e si pedala in un silenzio quasi irreale.

Tempo splendido e condizioni perfette anche per quest’ultima giornata che ci vedrà affrontare i 4 passi in senso antiorario; si parte subito in salita verso il Passo Gardena, forse la salita più impegnativa del giro, immersi in una fiumana colorata di ciclisti. Dopo i 90 km delle 2 precedenti giornate i 52 km di oggi ci sembrano una “passeggiata” e così sarà!
Si affronta il percorso con serenità e passo tranquillo, scambiando ogni tanto qualche battuta con gli innumerevoli ciclisti e cogliendo l’occasione per ammirare lo sterminato parco bici che ci passa sotto gli occhi: dalle specialissime da migliaia di euro alle bici da cronometro, dalle bici d’epoca a quelle dove si pedala sdraiati, dalle mountain bike alle classiche bici da corsa.
Si pedalerà toccando nell'ordine Passo Gardena, Passo Sella, Passo Pordoi e Passo Campolongo, in un’atmosfera gioiosa e rilassante circondati da migliaia di ciclisti che condividono con noi questo meraviglioso sport.

Km percorsi: 51,17
dislivello: 1.652 mt
tempo: 3h 25m
media: 13 km/h

Qui tutte le foto!!

martedì 14 giugno 2011

In Mountain Bike sugli Altipiani di Lavarone e Folgaria

Di ritorno dalla vacanza in MTB sugli Altipiani di Lavarone e Folgaria non mi potevo esimere dallo scrivere un breve “diario” per raccontare e ricordare le bellissime emozioni che abbiamo vissuto nei 3 giorni che abbiamo passato insieme.
Il viaggio, programmato sin dalla primavera, era incentrato sulla scoperta di questo angolo del Trentino, un vero paradiso per la Mountain Bike, dove si riesce ad abbinare sport (qui si svolgono 2 famosissime gare di MTB come la 100 km dei Forti e la Gibo Simoni Marathon), cultura (i percorsi attraversano la linea del fronte della 1° guerra mondiale, con le sue toccanti testimonianze) e paesaggio (i fantastici panorami che si aprono sulle cime più elevate).
Partiamo in 16, di cui ben 13 bikers, con 4 mezzi: 1 furgone per le bici, un pulmino e 2 auto. L’entusiasmo è “a mille”, smorzato solo in parte dalle previsioni del tempo che non promettono niente di buono per il weekend. Il viaggio si svolge senza intoppi ed arriviamo a Chiesa di Lavarone verso le 23, sotto una noiosa pioggia; l’albergo (Hotel Da Villa) è però bello e si rivelerà un’ottima scelta: camere pulite e spaziose, ottimo cibo, squisita cortesia e disponibilità dei proprietari per soddisfare le nostre esigenze, prezzo veramente buono.

Venerdì 10 giugno . Alle 7,30 suona la sveglia, dò un’occhiata alla finestra e guardo il cielo per capire che giornata ci aspetta; per chi va in bicicletta, soprattutto in montagna dove il meteo non è sempre mite e stabile, il tempo serve per capire come vestirsi, che percorso scegliere e per definire tanti altri piccoli dettagli da cui spesso dipende l’intera giornata.
Il bello della Mountain Bike è che dà l'opportunità di immergersi nella natura più profonda, di sentirsi parte del paesaggio e respirare i profumi, i silenzi ed i piccoli rumori del bosco, ma proprio per questo prima di mettersi in movimento bisogna conoscere bene come sarà questo elemento in cui vivremo in simbiosi per lunghe ore….
Non piove (ed è già qualcosa….) per cui decidiamo di rispettare il programma, con destinazione l’Altopiano di Folgaria. La prima sosta è al Forte Sommo Alto (a 1650 mt di quota) che si raggiunge con relativa facilità dalla strada forestale che si stacca dal parcheggio del Passo Sommo. Le nubi basse e la nebbia che circondano il Forte non ci consentono di ammirare il panorama che sarebbe maestoso, per cui facciamo una breve sosta e ripartiamo velocemente, anche perchè inizia a piovere. Al rifugio Camini, prima dell’inizio della lunga discesa nella vlle dei Campiluzzi, indossiamo gli antipioggia per proteggerci dalla pioggia e dal freddo: il rimedio sarà però effimero, anche perché 2 forature di Carmela e Michelle ci costringono ad ulteriori soste che contribuiscono ad acuire la sensazione di freddo. Non riusciamo così ad apprezzare la bellezza di questa discesa che attraverso malghe, prati e boschi ci conduce ai piedi della salita per la Forcella Valbona; nei verdissimi prati si incontrano gruppi di mucche al pascolo che, come se avessero voglia di giocare con noi, ci affiancano, ci sopravanzano, ci inseguono, una cosa divertentissima e mai vista!
Stringiamo comunque i denti per arrivare in fondo alla discesa, confidando in un miglioramento del tempo e nel fatto che la successiva salita (6 km per salire da quota 1250 a 1700) ci consenta di riscaldarci; nel frattempo smette di piovere e l’umore del gruppo migliora subito! La strada comincia adesso a salire su fondo sassoso il versante sud-est del Monte Toraro, con numerosi tornanti dai quali si aprono delle viste spettacolari sulla valle sottostante; l’ambiente è così incontaminato che ad un certo punto abbiamo un inaspettato e piacevole incontro con alcuni stambecchi che qui vivono indisturbati.

Si arriva al rifugio Rumor per superare l’ultimo “dente” della salita, un impegnativo viottolino tutto sassi che si affaccia sulla vallata. Qui ci capita il secondo imprevisto della giornata: Andrea si ritrova con la soletta della scarpa scollata e siamo costretti ad improvvisare una riparazione d’emergenza utilizzando una camera d’aria prima ed il nastro isolante poi per poterlo far ripartire.

Dal Passo di Valbona scendiamo con una breve discesa fino al rifugio Valbona da cui inizia un impegnativo strappo che ci riporta in quota verso i prati di Costa d’Agra, a 1800 mt di altezza. Un sito naturale bellissimo, tra prati e pinnacoli di roccia, dove purtroppo un cantiere per la realizzazione di una pista da sci ne sta pregiudicando l’integrità originaria.


Da Costa d’Agra inizia la lunghissima, varia e divertente discesa che ci porterà ai circa 1000 mt di Carbonare: dopo un primo tratto che attraversa i pascoli erbosi di Malga Pioverna si entra nel bosco (dove ci attende qualche tratto più tecnico e qualche sorpresa...), l’ultima parte è invece una perfetta strada forestale che ci consente di fare delle belle velocità fino a Carbonare; da qui con alcuni saliscendi si arriva all’albergo alle 15,30 stanchi ma felici del bel giro percorso:


Distanza: km 56,80
Altezza massima : 1805 mt
Altezza minima: 1076 mt
Dislivello: 1406 mt
Tempo in movimento: 5h 10m
Tempo in sosta: 1h 53m
Tempo totale: 7h 03m

Doccia rigenerante ed alla sera ci godiamo uno dei momenti rituali che caratterizzano ogni viaggio: la cena! Dopo una giornata passata sui pedali è il momento di recupero delle energie, ma anche quello in cui ci si rilassa e si ripercorrono i momenti più belli del viaggio, come per fissarli definitivamente nella nostra memoria. E si mangia sempre volentieri e con gusto, provando un po’ di soddisfazione per sentirsi sempre più in forma man mano che trascorrono i giorni, magari tornando dal viaggio addirittura con qualche chilo di meno.

Sabato 11 giugno. Già prima di partire sapevamo che la giornata meteo peggiore sarebbe stata quella di sabato, mi sveglio ed affacciandomi alla finestra vedo infatti il cielo plumbeo, con la pioggia che va e viene.
La colazione è meno festosa del solito, non sappiamo cosa fare … poi Antonio ci convince a partire (grazie Antonio!), e di decidere eventuali cambiamenti strada facendo.
La giornata è dedicata al percorso classico della 100 km dei Forti, che si correrà il prossimo weekend. La prima parte, che pedaliamo sotto la pioggia battente, ci porta fino al Forte Busa Verle (sopra al Passo Vezzena). In corrispondenza di un incrocio con una strada asfaltata incontriamo un gruppo di ciclisti veneti (sarà uno dei pochissimi incontri fatti nei 3 giorni), con cui scambiamo alcune battute: ci lasciamo con cordialità, ripromettendoci al prossimo incontro lo scambio di una borraccia di Chianti con gli “zuccherini alla grappa”, specialità squisitamente veneta (persino il nostro albergatore trentino non li conosceva…)

Giunti al Forte la pioggia comincia a calare di intensità e prendiamo la decisione (che si rivelerà saggia) di ultimare il giro previsto, tagliando solo un pezzo di circa 7/8 km. Dal Passo Vezzena si scende quindi alla Malga Basson per poi dirigerci in salita verso il Forte Campo Luserna; all’avamposto Oberwiesen, posto di guardia che precede il forte, ci fermiamo per un gustoso pranzo improvvisato con le nostre scorte (banane, fichi secchi, cioccolate, biscotti, barrette…) dopodichè si prosegue fino al Forte Campo, forse il più grande tra quelli costruiti all’epoca.

La successiva discesa verso Malga Millegrobebbe attraversa all’inizio un prato erboso dove sono conservati alcuni tratti di trincea della 1° guerra mondiale, dopodichè si prende una pista forestale che scende velocissima fino a Malga Laghetto. Qui percorriamo il breve sentiero che ci porta all”Avez del Prenzipe”, l’abete bianco più alto d’Europa, con un’età stimata di 250 anni ed un’altezza di 54 metri.

Il percorso della 100 km a questo punto risale verso il Monte Tablat fino all’incrocio con un divertente sentiero in single track; da qui si alternano tratti di brevi salite e discese, alcuni su fondo tecnico con molte radici scivolose, che in breve ci conducono al Forte Bevedere, l’unico restaurato ed oggi adibito a museo.
Come per incanto il cielo si apre ed un caldo sole ci consente di fare un giro panoramico dell’esterno del forte.Dal Forte un breve tratto di asfalto ci separa dall’Albergo, dove arriviamo alle 15


Distanza: km 45,45
Altezza massima : 1517 mt
Altezza minima: 1105 mt
Dislivello: 965 mt
Tempo totale: 6h 01m
Tempo in movimento: 4h 07m
Tempo in sosta: 1h 54m

Domenica 12 giugno. Il meteo questa volta sembra volerci più bene, un pallido sole illumina la piazzetta davanti all’albergo. Alla pedalata non partecipa Andrea Tamagnini, che doveva rientrare a casa in giornata, e Paolo Cortesi che un po’ più a corto di allenamenti rispetto agli altri accusa un po’ la fatica delle 2 giornate precedenti e preferisce fare un’escursione a piedi.
La giornata è dedicata alla Gibo Simoni Marathon, di cui ne percorreremo un buon tratto. Partenza alle 9,15, si scende al Lago di Lavarone e si prende il bel single track che da Pra di Sopra ci porta a Carbonare; qui si rientra nell’asfalto sulla strada principale fino alla località di San Sebastiano.
Si svolta nel prato e dopo poche centinaia di metri si entra nel bosco su un bellissimo trail tutto da guidare, che in leggera discesa e con divertenti passaggi su piccoli guadi, ponticini di legno, tratti con radici sbuca in prossimità del borgo di Perpruneri. Qui la strada diventa più facile e aggira a mezza costa il Dosso Cherle per poi affrontarlo, in ripida salita, dal versante nord/est. Ci aspetta la sfida con la salita più ripida del weekend, circa 2 km con punte fino al 23%, ma l’ottimo fondo consente a tutti di conquistare la cima con successo! In vetta tra i prati si staglia maestoso davanti noi il Forte Cherle, dove facciamo una meritata sosta.

Dal Forte la strada prosegue in salita prima più dolce lungo la strada di Valfredda, poi più sostenuta dal bivio per Malga Pioverna/Costa d’Agra. Si pedalerà in costante salita fino ai pascoli di Costa d’Agra (1800 mt di quota), già percorsi in senso inverso nel corso del primo giorno; una riposante sosta alla Malga Pioverna ci consente di fare pranzo sotto un tiepido solicino e riprendere un po’ di energie per la parte finale.

Dai prati di Costa d’Agra si scende tra pinnacoli di roccia su un sentiero panoramicissimo fino al Rifugio Valbona, poi su asfalto fino a Passo Coe.

Dopo il passo si svolta a sinistra e ci si dirige verso l’ultima ripida salita che ci conduce al Forte Dosso delle Somme. Dal Forte, posizionato strategicamente a picco sulla Valle del Terragnolo, si gode una vista fantastica ed emozionante sulla valle sottostante. La discesa verso Serrada è abbastanza sconnessa all'inizio, tutto su sasso smosso, a metà invece il fondo migliora e si ha modo anche di lanciare qualche occhiata al panorama che si apre sulla valle. L’ultima parte ci riserva però due belle sorprese! Uno scroscio di pioggia improvviso che ci zuppa ben bene anche oggi (ormai però siamo abituati…), ma soprattutto in corrispondenza di un bivio nel folto del bosco veniamo indirizzati su un favoloso ed infinito single track nel bosco, ricco di passaggi tecnici tra radici, guadi, pietre, alberi…una vera libidine per qualsiasi appassionato di MTB!!
Giunti a Francolini riprendiamo l’asfalto e ritorniamo su asfalto a Lavarone.
Si arriva all’albergo alle 15 con questi dati:

Distanza: km 52,23
Altezza massima : 1797 mt
Altezza minima: 1061 mt
Dislivello: 1392 mt
Tempo totale: 5h 55m
Tempo in movimento: 4h 45m
Tempo in sosta: 1h 10m

Si caricano le bici, un rapida doccia e si riparte (a malincuore) verso Monteroni dove arriviamo verso le 22.
Chiudo facendo i complimenti a tutto il gruppo che ha compreso ed interpretato al 100%, nessuno escluso, lo spirito cicloturistico della gita.
Ed un plauso particolare va riconosciuto alle nostre due “girls”, Carmela e Michelle, che ci hanno seguito in questa bell’avventura comportandosi in modo stupendo: alle prese con percorsi impegnativi non si sono mai trovate in difficoltà ed anche nei tratti più tecnici hanno dato prova di grande capacità di adattamento; non le abbiamo mai sentite lamentarsi e strada facendo hanno dimostrato di saper carpire dagli altri quei piccoli dettagli sul modo di affrontare certi ostacoli che gli serviranno in futuro per pedalare con sicurezza sui sentieri più difficili. Brave!

Tutte le foto nella Foto Gallery del nostro sito web

domenica 4 luglio 2010

Il Sella Ronda Bike Day 2010

Lo spunto ce lo offre Mario Brogi, che già conosceva la manifestazione ed i bellissimi posti su cui si svolgeva. Già a marzo si iniziano a definire i dettagli ed a raccogliere le prime adesioni, che strada facendo sono aumentate fino a formare un bel gruppo di 11 persone:
Luciano Fusi, Alessandro Giani, Andrea Monaci, Antonio Miano, Davide Sampieri, Duccio Vieri, Francesco Lippi, Mario Brogi, Lucio Secciani, Roberto Panti, Giacomo Filippini.Alla fine nella lista di partenza mancheranno purtroppo Davide Quercioli e Paolo Brogi, costretti a restare a casa per malattia, ma spero vivamente che saranno i primi iscritti dell’anno prossimo!
Il viaggio, destinazione Colfosco in Alta Badia, era stato così organizzato: Davide, Francesco e Lucio, che avevano programmato il weekend lungo di 3 giorni, sono partiti il giovedì con un furgone portando anche le biciclette di tutto il gruppo; il venerdì è invece partito da Monteroni il pulmino 9 posti con gli altri 8 ciclisti. Per tutti grandi aspettative, rivelatesi poi azzeccate, di pedalare su queste magnifiche strade e divertirsi con la nostre amate bici. Il clou del viaggio era il Sella Ronda Bike, il “giro dei 4 passi” in programma domenica, ma il venerdì ed il sabato non ci siamo certo risparmiati, anzi… abbiamo dato fondo alle nostre energie per trascorrere più tempo possibile in sella alle biciclette.
Il giro di sabato 25 giugno
Già venerdì, quando arriviamo a Colfosco, il “terzetto” partito il giorno prima aveva pedalato per quasi 100 km, affrontando salite importanti (Campolongo, Pordoi, Fedaia); al nostro arrivo li troviamo provati dalla fatica ma soddisfatti del bellissimo giro fatto, e soprattutto pronti a ripartire il giorno dopo.
Seduti a tavola si comincia a pensare all’itinerario del sabato, con qualche dubbio legato alla nostra tenuta fisica: per tanti di noi è necessario pedalare anche con “la testa”, in modo da conservare qualche energia per la domenica. Alla fine si decide di fare un giro che dia la possibilità a metà percorso di scegliere un percorso più breve, conciliando così le esigenze di chi è più allenato con quelle di chi ha bisogno di rifiatare o comunque di lasciarsi delle energie per domenica.Questo il percorso:
Colfosco – Corvara – Passo Campolongo – Arabba – Bivio Falzarego – da qui chi opta per il corto (55 km circa) sale al Passo Falzarego e poi al Passo di Valparola per rientrare in Alta Badia passando da San Cassiano e La Villa; chi invece sceglie il lungo (95 km) scala il Colle di Santa Lucia, il temibile Passo Giau, il Passo Falzarego (versante di Cortina) e qui si ricongiunge all’altro percorso per ritornare a Colfosco. Mitiche salite che hanno fatto la storia del Giro d’Italia e che per noi ciclisti rappresentano sempre una “sfida” da vincere.
Per gli “arditi” del lungo la preoccupazione maggiore è data dal Passo Giau (2236 m), valico che mette in comunicazione Cortina d'Ampezzo con Selva di Cadore. Si tratta di uno dei passi leggendari del Giro d'Italia, per la sua durezza (misura 10,1 km con una pendenza media del 9,1%) e la sua costanza. Questi i dati tecnici della salita da Selva di Cadore:
Quota Partenza: 1314 slm
Quota Arrivo: 2236 m slm
Dislivello: 922 mt
Distanza: 10,12 km
Pendenza Media: 9,1 %
Pendenza Massima: punte (brevi, rilevate sul GPS) del 14-15%
Tornanti: 29
Io lo faccio di passetto regolare, insieme a Mario Brogi, anche perché il rapporto 39-25 che avevo si rivelerà alla fine un po’ troppo duro per queste salite (la prossima volta monterò sicuramente almeno il 27); riesco comunque ad arrivare in cima con le gambe “salve”, mentre gli altri sgranati si danno battaglia lungo la salita; in vetta ci aspettiamo comunque tutti per la foto di rito.
Non è però finita, perché dopo la discesa ci aspetta il Passo Falzarego e da lì ancora un Km per salire al Passo Valparola, a quasi 2200 mt di quota. Dal Valparola una bella discesa ci porta verso San Cassiano, prima del quale è d’obbligo una sosta rigeneratrice. Al tavolino del piacevole rifugio, sotto un bel sole, ci rifocilliamo ben bene per riprendere il percorso con le giuste energie; mancano infatti meno di 20 km ma ne abbiamo già percorsi più di 70 di cui molti in salita e le energie cominciano a scarseggiare... Ripartiamo dopo un’oretta per arrivare all’albergo intorno alle 16, stremati ma felici con 93 km e quasi 2400 mt di dislivello fatti.
Qui la mappa del percorso e qui invece la traccia in formato gpx.
Il Sella Ronda
Dopo i 90 km del sabato eravamo tutti preoccupati per la tenuta delle nostre gambe; il giorno dopo c’era da fare il giro dei 4 passi, chiuso per l’occasione al traffico automobilistico, e nessuno voleva rinunciare. Ci svegliamo stanchi ma con buone sensazioni, segno che il recupero è stato buono!
Dopo una ricca colazione alle 9 e 30 siamo pronti per partire. Il nostro albergo si trova direttamente sulla strada e dalle 8 e 30, orario di chiusura del traffico, c’è un silenzio quasi irreale; gli unici suoni sono quelli delle bici che sfrecciano in discesa e quelli “naturali” delle montagne (le mucche, il vento, le marmotte).
Dopo la foto di rito si parte per il giro, in senso orario come disposto dagli organizzatori: da Colfosco si scende a Corvara, si affronta il Passo di Campolongo, discesa verso Arabba, la lunga salita al Passo Pordoi, discesa e poi scalata del Passo Sella, discesa e salita al Passo Gardena, ultima discesa verso Colfosco, per una distanza complessiva di circa 55 km.
L’evento è bellissimo, un fiume ininterrotto di ciclisti di tutti i tipi (cicloturisti, donne, ragazzi, tandem, mountain bike, bici d’epoca…) percorrono queste strade ciascuno alla propria andatura; la bellissima giornata di sole, con temperature estive ma sempre gradevoli, contribuisce a rendere il tutto ancora più godibile. Dopo il Campolongo, salita dura nella prima parte ma poi pedalabile, si scende ad Arabba e si affronta il temibile Pordoi, quasi 10 km di salita con pendenze però sempre molto regolari intorno al 7-8%.
Dal Pordoi, dove facciamo la foto proprio sotto il monumento dedicato a Fausto Coppi, si scende verso Canazei, ma giusto a metà discesa si prende il bivio che risale verso il Passo Sella. Quella del Sella è forse la salita paesaggisticamente più bella; la strada si inerpica inizialmente tra boschi di abeti dominati da strapiombanti costoni rocciosi, poi man mano che si sale di quota la vegetazione si dirada e l’orizzonte si apre mostrandoci alcune delle cime più belle delle Dolomiti. Salita un po’ duretta, soprattutto nel finale, ma affrontandola da metà (il bivio per il Pordoi è a circa 1800 mt di quota) come abbiamo fatto noi è alla portata di tutti.
Dal Passo Sella pedaliamo ancora in discesa verso Selva di Valgardena, fino al bivio per il Passo Gardena. Qui si ricomincia a salire per circa 2 km, finchè non si arriva al bellissimo falsopiano a 1800 mt di quota che costeggia il massiccio del Sella; al temine del falsopiano ci aspettano gli ultimi 2 km di salita a tornanti che ci portano al Passo Gardena, mediamente impegnativa.
Dal Passo Gardena a Colfosco ci attende l’ultima interminabile discesa, con i suoi drittoni ed i tornanti che non finiscono mai! Si arriva a Colfosco ancora in buone condizioni, il che rende ancora più appagante la giornata trascorsa; avendo avuto forze e tempo sarebbe stato bello fare un altro giro…
Qui la mappa del percorso e qui invece la traccia in formato gpx.

Una bel pranzo sulla terrazza del ristorante dell’albergo, con magnifica vista sull’Alta Badia, sugella la chiusura della manifestazione, ed alle 15 e 30 siamo i primi ad entrare nella strada riaperta al traffico; torniamo a casa (anche se saremmo rimasti volentieri…) soddisfattissimi e ben decisi a ripetere l’iniziativa il prossimo anno.
Clicca qui per visualizzare la Foto gallery completa del viaggio

martedì 25 maggio 2010

22 Maggio 2010 - In MTB nel Parco delle Foreste Casentinesi

Dopo i pionieristici (ed avventurosi) sopralluoghi di aprile si è finalmente svolta la tanto attesa escursione in Mountain Bike nel Parco delle Foreste Casentinesi. Con piacere la racconto, anche per lasciare una traccia scritta (verba volant, scripta manent... diceva il mio prof di italiano) di una bella giornata trascorsa in ottima compagnia.
I preparativi:

Il via “ufficioso” è stato dato mercoledì, quando i siti meteo hanno cominciato a mettere l’iconcina col sole sulla Toscana; subito sono partiti i preparativi con la definizione del gruppo dei partecipanti, l’organizzazione del viaggio, i contatti con l’Ostello per il dopo escursione, la messa a punto delle bici. Sabato mattina alle 7,30 a Monteroni eravamo tutti pronti ed entusiasti di iniziare l’avventura: io, Andrea1, Antonio, Andrea2 e Michelle, Carmela.
L’escursione:

Partenza alle 10 da Badia Prataglia sotto un bellissimo sole con temperature gradevoli. Il primo tratto è quello più “agevole“ dal punto di vista tecnico (strada asfaltata e poi sterrata) anche se si sale dagli 800 mt di Badia Prataglia fino ai 1200 del Rifugio Fangacci in soli 4 km.

Da qui un breve single-track ci introduce nel cuore della Foresta in direzione del Monte Penna, segnalato come notevole punto panoramico; quando raggiungiamo la cima lo spettacolo che si apre ai nostri occhi è veramente qualcosa di speciale: la vetta strapiomba in maniera impressionante sul versante romagnolo del crinale appenninico, e davanti a noi si aprono spazi infiniti di foreste, monti, laghi … uno spettacolo magnifico , di quelli che solo la natura sa offrire e che lascerà in tutti noi un ricordo indelebile!

A malincuore, con le emozioni appena vissute ancora impresse negli occhi e nel cuore, ritorniamo sui nostri passi in direzione del Rifugio Fangacci; il percorso da fare è infatti ancora lungo.

Dal Rifugio la strada sale ancora sterrata ed in lieve salita con belle visuali che si aprono ogni tanto, finchè non si incrocia il sentiero che percorre il tratto sommitale appenninico, limite del confine toscano-romagnolo.

Ci immettiamo nel sentiero di crinale che percorre un tratto molto bello da pedalare, con saliscendi non impegnativi e fondo ottimo, mantenedosi sempre in quota (1250 mt) fino ad arrivare in prossimità del bivio per Camaldoli.

In corrispondenza di una sbarra prendiamo a destra il bel sentiero degli “Acuti”, che nella prima parte corre trasversale al pendio con numerosi saliscendi; in prossimità del limite orientale della Riserva Naturale Integrale di Sassofratino, un’area che dal 1959 è completamente vietata all’accesso umano per preservarne la sua integrità, una secca svolta a destra preannuncia l'inizio della discesa verso la Lama.
Il sentiero scende ripido su una antica strada forestale utilizzata per il trasporto dei giganteschi tronchi di abete bianco già nel Medioevo. Discesa impegnativa a tratti, immersi in una magnifica foresta secolare, dove non è mancato qualche piccolo inconveniente a ravvivare l’escursione… Nella foto si vede la bici di Carmela con il freno a mano inserito...

Alla Lama, un incantevole pianoro a 700 mt di altezza circondato dai monti ed attraversato da mille rivoli d’acqua, ci attende una meritata sosta per rifocillarsi e ripartire “belli carichi” per la seconda parte del percorso. A tavola è stato molto apprezzato (forse perché s’aveva anche parecchia fame…) il budino di riso di Luciano, un dolce da “sportivi”, ricco di calorie ma al contempo molto digeribile, di cui come promesso ai miei compagni di viaggio vi lascio la ricetta.


Dopo la sosta si riparte per la seconda parte del percorso, che ripercorre nei quasi 20 km di lunghezza il tracciato di una vecchia ferrovia utilizzata nei primi anni del 1900 per trasportare il legname (un po’ come quella che a Murlo trasportava il carbone)dalla Lama fino al Passo dei Mandrioli.



Si tratta di una pista forestale che sale gradatamente, con pendenze modestissime, immersa in bellissimi boschi multicolori: alle quote più basse carpini, frassini e aceri, frammisti ogni tanto ad abetine secolari, mentre alle quote più alte predomina il faggio; lungo il percorso si incontrano inoltre i caratteristici nidi (detti “acervi”) della formica rufa.



Prima di arrivare a Cancellino, stazione a monte della vecchia ferrovia, in prossimità del Passo dei Lupatti si attraversa un bellissimo bosco di faggi. Poi 3 km di discesa su asfalto ci riportano all’Ostello Carbonile di Badia Prataglia, dove ci attende un invitante pranzo-merenda a base di prodotti locali.

The End:

Tortelli di patate al cacio e pepe, salumi misti tipici (uno squisito rigatino, prosciutto, finocchiona, salame) e pecorino, questo il menu post-pedalata; inutile dire che abbiamo “spolverato” tutto, complice l’aria fresca di montagna che mette sempre appetito, le 5 ore trascorse in bici e la bontà del cibo! Una degna conclusione per festeggiare nel modo migliore l’escursione ed anche l’occasione per programmare qualche futura uscita alla scoperta di angoli meravigliosi della natura..

Clicca qui per il reportage fotografico!

Alla prossima!

venerdì 23 aprile 2010

Un'avventura nel Parco delle Foreste Casentinesi




Giunge la primavera ed è il momento giusto per rinfrescare il nostro BLOG.
L’occasione me l’ha data “l’avventura” di cui siamo stati involontari protagonisti sabato 17 aprile in Casentino.

L’antefatto:
In vista dell’escursione cicloturistica prevista nel mese di maggio, avendo fatto il corso in cui si raccomandava di preparare in anticipo il viaggio, abbiamo deciso (da previdenti guide) di fare un sopralluogo con un congruo anticipo. Durante la settimana il meteo ballerino lasciava già presagire che non sarebbe stata una bella giornata, ma di certo non ci aspettavamo quello che poi è successo!

Si parte:
Partiamo in 3 (io Carmela e Andrea) destinazione Badia Prataglia che sarà il nostro punto di partenza. Durante il viaggio iniziamo a pensare all’organizzazione della gita, ed arriviamo in men che non si dica alla nostra meta; a Badia Prataglia però il sole è già sparito e nuvole minacciose ammantano le vette dell’Appennino.
Parcheggiamo all’Ostello Carbonile e prendiamo i primi contatti con il proprietario, un tipo un po’ artista (fa il fotografo per passione e alle pareti dell’ostello ci sono alcuni scatti veramente belli, tra cui alcuni delle Crete Senesi) e col quale ci diamo appuntamento per il pranzo al ritorno.

Si parte alle 10 circa, in direzione della pista forestale Cancellino-Lama, e dopo pochi metri un primo campanello di avvertimento: perdo una pastiglia del freno a disco (probabilmente nel montare la ruota era uscita dal suo alloggiamento), e se non ci fosse stata Carmela a ruota che si accorge di tutto saremmo ancora a cercarla!!
Si pedala con una fastidiosa pioggerella in mezzo alle nubi, che sin da subito ci negano la possibilità di spaziare con la vista sugli affascinanti scorci di natura che si aprono dietro ogni curva. Dopo pochi km cominciano i primi tratti innevati, ma “fiduciosi” in un miglioramento del tempo decidiamo di proseguire il giro. La pista scende dolcemente per circa 15 km, in condizioni normali sarebbe stato bellissimo ma con queste condizioni meteo è un vero patimento; alla Lama, una splendida radura che si apre nel mezzo alla foresta, siamo costretti a ripararci in uno sgabuzzino della Casa Forestale: la pioggia continua, unita alle basse temperature, ci ha semicongelato mani e piedi.

Nello sgabuzzino c’è un bel camino con tanto di legna che ci fa tanto ispirare, ma guarda caso…. non ci sono i fiammiferi per accenderlo! Un po’ di ginnastica ci fa riprendere un po’ (pochino però….) , infiliamo i piedi in sacchetti di nylon per tenerli un po’ più asciutti e poi, sempre sotto la pioggia, ripartiamo.
La strada sale adesso decisamente in una bellissima foresta lungo il fosso degli Acuti, con la salita il freddo passa ma si pedala poco anche perché il sentiero, oltre che ripido, è spesso invaso da rami di alberi caduti durante l’inverno.

Salita lunghissima, ed ovviamente alla fine cosa si trova? La neve! Dai 1200 mt di quota il sentiero è quasi completamente innevato e ci costringe di nuovo a spingere la MTB, tanto ormai ci s’era abituati….

Si scolletta quasi a 1300 mt e per altri 5 6 km, fino al passo dei fangacci è dura!: neve alta sul sentiero, nuvole basse, temperatura di circa 3-4 gradi, il freddo si fa nuovamente sentire. Peccato perché lo spettacolo offerto dalla foresta è veramente magico e non riusciamo a gustarcelo come meriterebbe.L’arrivo al rifugio dei Fangacci è una liberazione, qui troviamo parcheggiato lo spazzaneve che qualche giorno prima aveva provato a ripulire il sentiero ma a metà pista era tornato indietro ( senza esagerare credo ci saranno stati due metri di neve a marzo).
La bella discesa dai Fangacci a Badia Prataglia, tutta in mezzo agli abeti, ci congela definitivamente mani e piedi; meno male che all’ostello una bella doccia calda ed una merenda con ottimi affettati e formaggi ci rimette in forma, lasciandoci un ricordo incancellabile dell’esperienza.

La morale:
il “sopralluogo” o meglio l’avventura ci ha detto molte cose:
- giro bellissimo, da fare però con la bella stagione
- mai avventurarsi in montagna alla “leggera” confidando magari nelle previsioni del tempo; se il meteo non è buono conviene soprassedere
- portarsi comunque sempre qualcosa di ricambio tipo: k-way antipioggia, guanti e calze di ricambio meglio se windetx
- portare dietro sempre una scatola di fiammiferi o un’accendino!

Vi aspettiamo tutti il 22 maggio per l’escursione, che spero ci consentirà di apprezzare al meglio questo meraviglioso angolo di natura.
Colgo l'occasione per scusarmi pubblicamente con i mie due compagni di avventura per averli trascinati in questa "mission impossible"; sicuramente non è stata premeditata ed anzi, andando a cercare il lato positivo della gita(permettetemi l'eufemismo), forse rappresenta per tutti noi un bell'incentivo per rifarla con il bel tempo!

venerdì 10 luglio 2009

La GF Re Ratchis 2009 di Luciano


Ci sono delle gare che ti rimangono impresse e tutti gli anni cerchi di non mancare all’appuntamento. Per me una di queste è sicuramente la GF Re Ratchis di Abbadia, un percorso bellissimo per la MTB su e giù per i magici boschi del vulcano spento dell’Amiata.
Siamo in 7, squadra numerosa anche se mancano i “pezzi forti” Ale e Duccio, ma ogni tanto anche loro hanno bisogno di una piccola pausa per ricaricare le pile! Le previsioni meteo non sono bellissime, meno male che alla fine si riveleranno clamorosamente errate e la gara si svolgerà in una bellissima mattinata di sole con temperature gradevoli.
Mentre si va su con la macchina si comincia a pensare alla gara; ripasso mentalmente i punti più critici, penso alla condizione un po’ meno brillante degli scorsi anni e come gestire bene le forze. Andrea, che mi fa compagnia in macchina, scruta a fondo l’altimetria per cercare qualche punto di riferimento su cui impostare la sua gara, gli suggerisco di non rimanere troppo indietro all’inizio in modo da entrare nei primi single track in buona posizion e soprattutto di pensare a divertirsi per apprezzare un percorso bellissimo.
Si arriva in orario perfetto, il ritiro del pacco gara e del numero è velocissimo, alle 9 e 15 siamo già pronti per un breve riscaldamento; si provano i primi due Km, poi tutti ad aspettare lo start sotto lo striscione di partenza. Siamo in tanti, circa 700, l’atmosfera è serena e mi sento tranquillo; poco prima della partenza guardo il mio cardio, le 85-90 pulsazioni che visualizza sono sintomo di distensione; Stefano, Gabriele, Andrea, Antonio sono vicino a me e c’è tempo di scherzare, fare qualche battuta, un po’ tutti siamo quest’anno a corto d’allenamento e cerchiamo di non farci condizionare dall’ansia del risultato. Daniele e Federico invece si sono inseriti più avanti, per sfruttare meglio la fase della partenza.
Che è stranamente lenta; sarà che sono un po’ nelle retrovie, sarà che mi sono abituato agli scatti repentini del circuito Colli e Valli, fatto sta che senza forzare più di tanto riesco a rimontare molte posizioni fino all’inizio dello sterrato; poi la strada si restringe, non si sorpassa più facilmente e mi adatto al ritmo di quelli davanti.

I problemi però non tardano ad arrivare: la svolta in ripida salita sul primo single track fa mettere piede a terra a tutti e si inizia a spingere la bici! Per circa 2- 3 km si va avanti così, le code si formano con una facilità incredibile non appena ci si affaccia sui single track, decido di stare tranquillo ed attendere che la situazione si normalizzi strada facendo.
Il primo tratto è in costante salita (si sale fino alle Macinaie) e già si comincia a pregustare la bellezza del percorso. Mi trovo con un bel gruppetto, siamo una ventina e procediamo ad un passo forse anche troppo blando, però va bene così, la gara è lunga e si potrà dare di più nel finale.
Nel mio gruppetto c'è una ragazza che pedala veramente bene (a metà percorso la supererò, ma nel finale mi ritornerà sotto e mi arriverà davanti… prima classificata della cat. D2); è una curiosa sensazione quella che provo quando mi trovo a pedalare spalla a spalla con il gentil sesso. Da una parte c’è l’ammirazione per quello che sta facendo la tua avversaria, ti confronti per individuare il suo punto debole, ti entusiasmi per quello che riesce a fare in salita o nelle discese più tecniche; dall’altra c’è il tuo “orgoglio maschile” che ti pungola, ti incita a non fare “brutta figura” ma qualche volta è più deleterio che altro perché ti spinge a strafare quando non dovresti.
In prossimità delle Macinaie la fila si è ormai allungata, si procede a ritmo serrato e si comincia a fare fatica sul serio! Un piccolo incidente mi ferma subito dopo lo scollinamento, mi si incastra la catena tra le due corone davanti e non riesco a sbloccarla con le mani; alla fine mi viene in aiuto un ragazzo dell’organizzazione e finalmente riesco a ripartire. La discesa è spettacolosa, gli slalom nelle faggete, i continui saliscendi sempre in single track, le pendenze a volte vertiginose che ti caricano di adrenalina ti fanno sembrare tutto meno faticoso; in realtà si spendono molte energie e pianura per recuperare ce n’è veramente pochissima.
Poco oltre la metà gara si risale nuovamente nel bosco, sto bene e cerco di forzare un pochino visto che i miei compagni sembrano accusare la salita più di me; in realtà tanto sforzo e poco guadagno ... e nella successiva discesa mi rientrano tutti. Il gruppetto si è però ormai sfaldato, siamo rimasti in 4/5 e sulla successiva discesa ad un certo punto raggiungo Stefano, sta ripartendo dopo una foratura e andiamo per un po’ insieme fino all'inizio dell’ultima salita. Ha qualcosa più di me, nei primi tratti perdo qualche metro ma decido di non mollare, anzi cerco di prenderlo come riferimento per chiudere bene la mia gara. La sua gomma continua però a sgonfiarsi e si ferma nuovamente; gli lascio la pompetta e continuo, sto benino e mi accorgo che posso recuperare ancora qualche posizione.
A metà dell'ultima salita, quando mancano ormai meno di 5 km all'arrivo, raggiungo un gruppettino davanti a me e mi sembra di vedere una maglia delle nostre; appena mi faccio sotto trovo infatti Gabriele, un po’ in crisi dopo una partenza forse troppo sparata. Mi accodo al suo gruppetto, ma mi rendo presto conto che sono tutti in grossa riserva, mentre io ho qualche goccia di benzina in più; poco alla volta riesco a prendere un minimo vantaggio, scollino da solo e nella discesa vengo presto raggiunto da un biker "discesista”. Ne approfitto per prendere le sue ruote, la discesa è tecnica, per farla veloce bisogna essere concentrati perché ci sono molti ostacoli (sassi, radici) e la presenza di un compagno mi aiuta moltissimo.
In pochi minuti si arriva allo stadio, per un arrivo veramente bello ed originale. Chiudo contentissimo ed anche in buone condizioni in 3h e 7 minuti, che è il mio tempo record su questa gara, per me è come aver vinto!
La fatica si farà poi sentire nel dopo gara, ma questo è un altro film …..

Luciano Fusi